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De Religionibus

12,00€


  • Data di pubblicazione: 01/01/2012
  • ISBN: 978-88-6496-061-6
  • Collana: Midrash
  • Argomento: Mito e Tradizione Religione Ritualità
  • Autore: Roberto Incardona
  • Pagine: 136

Descrizione

Che cosa significava, per i Romani, essere religiosi? Lontana dalle accezioni moderne, la religio romana non fu mai una dottrina dogmatica o una morale astratta, ma una disciplina rigorosa del rapporto tra l’uomo, la comunità e il divino, fondata sull’osservanza esatta delle norme del culto, dei tempi sacri e delle prescrizioni rituali. In De Religionibus, Roberto Incardona affronta la religione romana da un punto di vista dichiaratamente tradizionale, sottraendola tanto alla riduzione accademica quanto alle semplificazioni ideologiche del neopaganesimo contemporaneo. L’opera non è uno studio di antiquaria né un saggio di storia delle religioni in senso moderno, ma un tentativo organico di restituire alla pietas romana il suo significato autentico, operativo e vivente. Attraverso l’analisi delle fonti classiche, del diritto sacro, delle prescrizioni di purezza, dei sacrifici, delle formule rituali e del calendario religioso, l’autore ricostruisce la religione romana come via ordinata, fondata sulla misura, sulla disciplina interiore e sulla corretta collocazione dell’agire umano nell’ordine cosmico. Un testo esigente, destinato a lettori consapevoli, che invita a superare tanto il sentimentalismo religioso quanto il mero interesse erudito, per riscoprire nella tradizione romana una forma di conoscenza che non separa pensiero, rito e vita.




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I più venduti di Settembre

Settembre, evidentemente, ha riportato tutti a casa. Ma non necessariamente alla realtà. Al primo posto René Guénon con Il demiurgo e l’illusione del mondo: scritti sulla Gnosi, sulla conoscenza, sul simbolo e sull’ordine metafisico. Un libro che non promette di rendere il mondo più semplice. Semmai di farci sospettare che ciò che chiamiamo “mondo” sia già il primo problema. Al secondo posto Albert G. Mackey con Il simbolismo massonico. Leggende, miti, strumenti, figure: la Massoneria letta attraverso quella lingua simbolica senza la quale rimarrebbe soltanto un edificio pieno di arredi piuttosto strani. Evidentemente i nostri lettori preferiscono sapere perché un simbolo c’è, prima di limitarsi a guardarlo. Al terzo posto ancora Guénon, questa volta con L’esoterismo di Dante. Dante continua dunque a essere letto anche fuori dai programmi scolastici, il che è già una buona notizia. E se poi qualcuno sospetta che dietro Beatrice, la rosa, l’aquila e il viaggio ultraterreno ci sia qualcosa di più, non sarà certo Tipheret a scoraggiarlo. Al quarto posto Douglas Swannie con Il libro di Artù. Dopo metafisica e Massoneria, un po’ di Britannia leggendaria: Artù, le fonti medievali, il mito che attraversa i secoli. Perché, in fondo, dopo aver cercato l’ordine metafisico dell’universo, può venire voglia di cercare anche il Graal. Al quinto posto Stanislas de Guaita con La musa nera. Ed eccoci nel punto in cui simbolismo, occultismo e poesia si incontrano e smettono educatamente di chiedere il permesso. Una chiusura perfetta per una classifica che comincia con Guénon e finisce con uno dei personaggi più affascinanti dell’esoterismo fin de siècle. Insomma, a settembre i lettori Tipheret sono tornati dalle vacanze. Ma, a giudicare dalle letture, non hanno ancora alcuna intenzione di tornare alla normalità.

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