I riti egizi in massoneria


Autori: Vittorio Vanni,
A cura di:
Traduzioni di:
Illustrazioni di:

Collana: Beth
Genere:
Data di pubblicazione: 2015
Disponibilità: Commercio
Numero di pagine: 120
ISBN: 978-88-6496-241-2

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Abstract 

La Massoneria egizia è indissolubilmente legata a quel centro occulto che è sempre stata Napoli. Secondo Userkaf a Napoli, nell’antichità luogo di culto di Iside e di Serapide, è sempre esistito un’eggregore di circoli iniziatici legata a una catena proveniente dall’antico Egitto. L’influenza dei circoli rosicruciani tedeschi e olandesi inserì, nelle prime manifestazioni della massoneria egizia, connotazioni ermetiche. Possiamo indicare il Principe di Sangro, Raimondo di S. Severo (1710-1771), come uno dei più brillanti e indicativi rappresentanti di questa corrente. Raimondo fu Gran Maestro della Massoneria napoletana, che rivendica un’importante filiazione diretta, nella sua trasmissione iniziatica ed esoterica, dai Misteri egizi alessandrini. Sotto la sua Gran Maestranza, il Barone Teodoro Tschoudy creò il Rito Ermetico della “Stella Fiammeggiante”, il cui catechismo dei tre gradi massonici è un’importante testimonianza dei procedimenti della Grande Opera, descritta attraverso la simbologia massonica. Questo processo evolutivo, che dalla cristosofia della totalità della Massoneria settecentesca continuò con gli Illuminati di Baviera e con Bode, Herling e soprattutto Goethe (il cui Inno Prometeo è il manifesto di questa evoluzione), spezzò per sempre i legami della Massoneria continentale con l’esclusività della teologia cristiana come forma di metafisica. Ma il primo Rito massonico dichiaratamente Egizio è quello di Lachaux, Gran Maestro del Tempio del Sole della Società dei Filosofi Incogniti, a finalizzazione ermetica.

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